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L’Assemblea dei Soci dell’Associazione Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero è convocata il giorno mercoledì 27/04/2022 alle ore 23:00 in prima convocazione e in seconda convocazione il giorno giovedì 28/04/2022 alle ore 21.00 per via telematica tramite l’utilizzo della piattaforma Zoom, per esaminare, discutere e deliberare il seguente ordine del giorno:

1. Comunicazioni del Presidente
2. Approvazione del rendiconto economico finanziario 2021
3. Discussione su attività associative in corso e future
4. Elezione dei membri del Consiglio Direttivo
5. Varie ed eventuali

Link per accesso alla seduta tramite la piattaforma Zoom: https://unibo.zoom.us/j/93306124786?pwd=YXpReDlsY25pNUpNK21NYXZyRmFxUT09

Speriamo nella partecipazione di tutti voi, nella condivisione delle vostre esperienze e delle vostre idee.

A presto

Da quest’anno la nostra Associazione “RICERCATORI E SCIENZIATI ITALIANI ALL’ESTERO – RIE” ha finalmente accesso al contributo 5 per mille! Con un gesto che NON COSTA NULLA (e che NON SOSTITUISCE L’OTTO PER MILLE DESTINATO ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE) potreste aiutarci a portare in Italia nuove frontiere della scienza, per il benessere di tutti!

Per farlo, nella dichiarazione dei redditi (CUD, 730, Modello Unico) basta indicare il codice fiscale della nostra Associazione, ovvero, 91413020370 all’interno dell’apposito spazio “Sostegno delle Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale”.

Siamo lieti di invitarvi all’incontro che abbiamo organizzato con la Fondazione ENEA Tech che si terrà il 6 Maggio 2021 alle ore 15:30, per presentare opportunità di finanziamento per idee progettuali altamente innovative nelle seguenti aree: Healthcare Tech; Deep Tech; Green, Energy & Circular Economy; Information Technology.

Enea Tech è una Fondazione di diritto privato che investe nello sviluppo di tecnologie strategiche per l’interesse nazionale attraverso il Fondo per il Trasferimento Tecnologico del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), con una dotazione di 500 milioni di euro.

Gli investimenti sono compresi tra 200.000 euro e 15 milioni di euro.

Interverranno Chiara Giovenzana (Investment Director Healthcare) e Stefano Bernardi (Investment Director Green, Energy, Circular Economy).

L’incontro sarà fruibile attraverso la piattaforma Zoom, attraverso il seguente link: https://unibo.zoom.us/j/96471984801?pwd=MmV2WGVyb2RhWHhVVGlwREFRa0xqUT09

Si prevede di trasmettere lo streaming dell’evento attraverso una diretta Facebook sulla nostra pagina Notizie dai Ricercatori Italiani all’Estero.

Si tratta di una ottima opportunità per ricercatori, startup e aziende, vi aspettiamo numerosi!

L’Assemblea dei Soci dell’Associazione Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero è convocata il giorno venerdì 23/04/2021 alle ore 23:00 in prima convocazione e in seconda convocazione il giorno sabato 24/04/2021 alle ore 18.00 per via telematica tramite l’utilizzo della piattaforma Zoom, per esaminare, discutere e deliberare il seguente ordine del giorno:

1. Comunicazioni del Presidente
2. Approvazione del rendiconto economico finanziario 2020
3. Discussione su attività associative in corso e future
4. Varie ed eventuali

Link per accesso alla seduta tramite la piattaforma Zoom: https://unibo.zoom.us/j/99895142620

File della convocazione: File Pdf

Speriamo nella partecipazione di tutti voi, nella condivisione delle vostre esperienze e delle vostre idee.

A presto

Pubblichiamo qui di seguito la nostra proposta, sostenuta anche da altre Associazioni, per il reclutamento di ricercatori all’estero da destinare al Ministro dell'Università e della Ricerca e ai Rettori delle Università Italiane.

A: Ministro dell’Università e Ricerca

CRUI – Conferenza dei Magnifici Rettori delle Università Italiane

 

Oggetto: Proposta per il reclutamento di ricercatori all’estero in risposta al piano investimenti straordinario del Decreto Rilancio (DL 34/2020) su Università e Ricerca.

 

Illustrissimo Ministro, Chiarissimi Rettori,

L’Associazione Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero (RIE) ha accolto con estremo entusiasmo il piano di investimenti straordinario che il Governo ha previsto con il Decreto Rilancio (DL 34/2020) su Università e Ricerca.

In particolare, con riferimento al “Capo IX – Misure in materia di università e ricerca”, all’Art.238 è stata prevista l’assunzione di un consistente numero di ricercatori universitari di tipo b (RTDb, come riportato nell’estratto che segue).

“Al fine di sostenere l’accesso dei giovani alla ricerca, l’autonomia responsabile delle universita’ e la  competitivita’ del sistema  universitario e della ricerca italiano a livello internazionale, e’ autorizzata nell’anno 2021, in deroga alle vigenti facolta’ assunzionali  e,  comunque,  in  aggiunta  alle  assunzioni previste  dall’articolo  6, comma  5-sexies  del  decreto-legge  30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge  28 febbraio 2020, n. 8, l’assunzione di ricercatori di cui  all’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010,  n.  240, nel limite di spesa di 200 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021. Ai fini del riparto tra le universita’ delle risorse di cui al presente comma, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 6, comma 5-sexies del decreto-legge n. 162 del 2019. Per le finalita’ di cui al presente comma il Fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge24 dicembre 1993, n. 537, e’ incrementato di 200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021.”

A tal riguardo è importante ricordare che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel discorso introduttivo al decreto del 13 Maggio 2020, si è augurato espressamente che le risorse stanziate possano permettere il rientro di “tanti nostri brillanti giovani che sono andati all’estero” (l’estratto del discorso è visibile al seguente link: https://ricercatoriestero.org/litalia-riparte-da-universita-e-ricerca/).

L’obiettivo di questa lettera è sensibilizzare le Istituzioni Universitarie e i Centri di Ricerca che dispongono di tali risorse al fine di avvantaggiarsi dell’importante bacino di conoscenza e competenze di talentuosi ricercatori che hanno svolto un consistente periodo di ricerca in prestigiose Istituzioni estere. Il loro reclutamento o rientro, nel caso di ricercatori che abbiano in passato operato in Italia, contribuirebbe a portare nelle Istituzioni Universitarie e Centri di Ricerca Italiani non solo innovazione e nuove frontiere della ricerca, ma anche altri aspetti che sono alla base del prestigio e del successo di tali centri esteri, come le reti di collaborazione internazionali e modalità gestionali, rafforzando innovazione, competitività, qualità e spessore della Ricerca Italiana.

Siamo convinti che questa possibilità contribuirà a portare linfa vitale nella sfida globale che le Istituzioni di ricerca sono chiamate ad affrontare per il progredire della scienza e per reagire prontamente a situazioni di emergenza, come ad esempio quelle che la pandemia COVID-19 ha generato.

Per queste ragioni ed in ottemperanza alle disposizioni introdotte dal DL Rilancio, RIE auspica che periodi di ricerca consistenti spesi da ricercatori in Istituzioni estere siano valorizzati e pertanto chiede che:

1) il 10% delle posizioni (stimate in circa 450) sia riservato a coloro che hanno svolto un considerevole periodo di ricerca all’estero. Questo effetto può essere ottenuto anche semplicemente finanziando ulteriormente il bando Rita Levi Montalcini o introducendo un nuovo bando similare.

2) nel 40% delle posizioni da attivare (stimate in circa 1800) il periodo di ricerca all’estero sia considerato titolo preferenziale.

 

RIE si fa portavoce di una proposta che, se accolta, consentirebbe di accelerare il processo di ammodernamento e internazionalizzazione delle Università Italiane e di allargare l’orizzonte della ricerca italiana.

 

15/06/2020

Associazione Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero – APS (RIE)

 

La lettera in formato PDF è scaricabile da qui.

Chi avesse intenzione di appoggiare la lettera può firmarla nella  pagina Facebook “Notizie dai Ricercatori all’Estero”, avendo cura di inserire Nome Cognome, Posizione lavorativa, Istituzione, Nazione.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella conferenza stampa del 3 giugno 2020, conferma la volontà di bandire migliaia di posti da Ricercatore, sottolineando nuovamente la possibilità per i “nostri giovani brillanti che sono all’estero di fare ricerca in Italia”
La nostra Associazione di Ricercatori e Scienziati Italiani all'Estero è finalmente riconosciuta come Associazione di Promozione Sociale (APS)!

Adesso abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce e le nostre esigenze con più determinazione. Siamo pronti a creare un ponte tra ricerca in Italia e ricerca all’estero per facilitare contatti, collaborazioni e un flusso bidirezionale di ricercatori, competenze e nuove frontiere della ricerca!

Invitiamo pertanto tutti i ricercatori con una consistente esperienza di ricerca all’estero ad iscriversi all’Associazione.

La procedura di iscrizione è compilabile in pochi minuti.

Spargete voce!

Con il "Decreto Rilancio" il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte punta sul rientro di ricercatori dall'Estero.

 

L’emergenza COVID ha messo a nudo i limiti del sistema Sanitario e Universitario Italiano, oggetto di ripetuti tagli. Con il “Decreto Rilancio” un miliardo e quattrocento milioni di euro andranno al rafforzamento del sistema Universitario e del sistema della Ricerca. “Avremo nuovi quattromila ricercatori. Ci auguriamo che tanti nostri brillanti giovani che sono andati all’estero potranno rientrare” afferma il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Finalmente l’importanza di riportare in Italia competenze e nuove frontiere della scienza, sviluppate o apprese all’estero, comincia ad emergere come strategia per contribuire alla ripartenza.

Pur ricordando i limiti del trattamento su larga scala dei pazienti COVID-19 col plasma di pazienti immunizzati (ad esempio la difficoltà di trovare un numero sufficiente di donatori compatibili), riportiamo un commentario, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Biotechnology, sugli studi effettuati in Cina e sul futuro sviluppo di anticorpi policlonali ricombinanti sintetizzati.

Gli anticorpi del sangue donato da persone che sono guarite dalla malattia da coronavirus (COVID-19) e le iperimmunoglobuline stanno diventando trattamenti, aprendo la strada ad approcci con anticorpi policlonali ricombinanti sintetizzati.

Un gruppo di ricercatori accademici statunitensi ha incoraggiato le persone che sono guarite dalla COVID-19 a donare plasma, che sarà usato per curare i pazienti in tutto il paese. Il programma per il plasma immunizzato è stato promosso da medici e ricercatori di 40 istituzioni, tra cui la Mayo Clinic, la Johns Hopkins University, la Washington University, l’Einstein Medical Center e la Icahn School of Medicine del Mount Sinai, tra molte altre che lavorano a stretto contatto con la Food and Drug Administration (FDA) statunitense e con partner industriali. Il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito ha lanciato in aprile un programma attraverso i suoi 23 principali centri ematologici per la raccolta di plasma convalescente da testare in studi clinici pianificati. Allo stesso tempo, un consorzio di operatori del settore – Takeda, CSL Behring, Biotest, Bio Products Laboratory, LFB, Octapharma e Microsoft – si è riunito per sviluppare un prodotto anticorpale policlonale: la globulina iperimmune (H-Ig) purificata dal plasma di gruppi di donatori che hanno recuperato dall’infezione di COVID-19. Altrove, il trattamento del plasma immunizzato sta avendo un restyling del ventunesimo secolo, con due tentativi di catturare l’intero repertorio di anticorpi umani contro la SARS-CoV-2 in piattaforme ricombinanti: una collaborazione tra SAb Biotherapeutics, CSL Behring e la US Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) che lavora per introdurre cromosomi artificiali nei bovini per produrre anticorpi umani e uno sforzo di GigaGen per introdurre una libreria di anticorpi contro la SARS-CoV-2 in una linea cellulare di mammiferi. L’obiettivo è quello di aumentare la produzione di anticorpi policlonali per produrre cocktail di trattamento diretti contro il coronavirus che causa COVID-19. Ma, come per ogni altra risposta alla pandemia, fare in modo che questi sforzi abbiano un impatto significativo e immediato presenta una serie complessa di problemi.

I primi rapporti sull’uso delle trasfusioni di plasma in convalescenza per il trattamento del COVID-19 sono arrivati da un paio di serie di casi piuttosto che da studi controllati, ma i loro risultati sono stati comunque incoraggianti. Cinque pazienti dello Shenzhen Third People’s Hospital di Shenzhen, in Cina, sono stati trattati con plasma convalescente. Di questi, tre sono stati dimessi e gli altri due sono rimasti stabili al 25 marzo, nonostante fossero in insufficienza respiratoria prima della trasfusione. Un secondo studio ha seguito dieci pazienti affetti da gravi malattie, reclutati in tre ospedali di Wuhan, in Cina. Tre sono stati dimessi e gli altri sette sono pronti per la dimissione. Al contrario, tra dieci controlli storici con caratteristiche di base simili, tre sono morti, uno è migliorato e sei si sono stabilizzati, il che significa che le loro condizioni non sono né migliorate né peggiorate.

I dati di ulteriori studi in Cina e Corea del Sud stanno lentamente iniziando a circolare, ma molti centri clinici non aspettano ulteriori prove, data l’urgenza della crisi e la mancanza di alternative terapeutiche comprovate. “Questa opzione è diventata rapidamente l’opzione migliore senza dimostrare che avrebbe funzionato”, dice Arturo Casadevall, cattedra di microbiologia molecolare e immunologia alla Johns Hopkins University, che ha dato il via allo sforzo americano per la diffusione del plasma convalescente. “La probabilità di danni è molto bassa rispetto alla possibilità di benefici”, aggiunge.

Tuttavia, è importante capire come utilizzare al meglio il plasma convalescente per il trattamento di COVID-19″. “Il mondo se ne occuperà ancora per un po’”, dice Casadevall. “Dobbiamo davvero capire come usare le terapie anticorpali”. Finora, l’enfasi è stata comprensibilmente posta sui pazienti con malattie gravi che hanno esaurito le opzioni terapeutiche. Johns Hopkins è uno dei pochi centri che ha in programma di avviare una sperimentazione di prevenzione, guidata dal professore associato di medicina Shmuel Shoham, per valutare se il plasma convalescente può conferire immunità ai riceventi. “Gli anticorpi funzionano sempre meglio sia a livello di profilassi che in fase precoce”, dice Casadevall. I primi rapporti dalla Cina suggeriscono che la terapia può funzionare anche durante le fasi successive della malattia, quando la sindrome da distress respiratorio acuto è già iniziata. Nello studio di Shenzhen, i pazienti hanno ricevuto plasma convalescente tra 10 e 22 giorni dopo l’ammissione, e quelli dello studio di Wuhan hanno ricevuto in media 16,5 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi. Durante l’epidemia di SARS del 2002-2004, i pazienti che hanno ricevuto plasma convalescente entro due settimane hanno avuto risultati significativamente migliori di quelli che lo hanno ricevuto dopo quel momento.

Ulteriori prove sulla sicurezza e sull’efficacia del plasma convalescente in COVID-19 saranno fornite dal programma di accesso allargato degli Stati Uniti. Questo studio su larga scala utilizzerà gruppi di controllo sintetici per confrontare i risultati tra i pazienti che ricevono plasma convalescente e quelli che non lo ricevono. L’iniziativa è in rapida crescita – al 30 aprile erano stati registrati 2.004 siti, 7.774 pazienti erano stati arruolati e 3.809 di loro erano stati sottoposti a trasfusione. Tutti i siti partecipanti aderiranno a un unico protocollo di accesso allargato concordato dalla FDA statunitense, e la Mayo Clinic fornirà un unico comitato di revisione istituzionale, eliminando l’obbligo per ogni sito partecipante di istituire un proprio comitato per garantire standard adeguati per il trattamento e la raccolta dei dati.

Una questione è se ci sarà abbastanza plasma immunizzato, in particolare nei primi mesi della pandemia, quando il rapporto tra pazienti guariti e individui non infetti è basso. Il lato positivo è che il rapporto tra donatori e riceventi è favorevole: i pazienti ricevono in genere solo una o due unità di plasma convalescente compatibile con il gruppo sanguigno, mentre i donatori in genere ne donano da due a tre unità. “La matematica è a vostro favore in questo caso”, dice Michael Joyner, professore di anestesiologia alla Mayo Clinic e responsabile clinico nazionale del programma. “C’è un effetto di amplificazione”. Circa il 70% del pubblico è considerato idoneo a donare il sangue. Applicando la stessa regola alla crisi attuale, si può affermare che il 70% di coloro che si riprendono possono essere donatori idonei, ma questo rappresenta un limite massimo.

La guida recentemente pubblicata dalla FDA raccomanda un titolo minimo di anticorpi neutralizzanti pari a 1:160 (il che significa che una diluizione 1 su 160 di una data unità di plasma ha un’attività contro il virus); la recente guida della Commissione Europea raccomanda un titolo di 1:320. I titoli anticorpali sono generalmente testati con il saggio di immunosorbimento enzimatico ad alta capacità (ELISA), ma la maggior parte dei siti non dispone ancora di test SARS-CoV-2 basati su ELISA. “Al momento, stiamo solo lavorando partendo dal presupposto che funzioni”, dice Joyner. Col tempo, lo studio analizzerà la relazione tra i risultati clinici e i titoli anticorpali neutralizzanti presenti nel plasma donato.

Se il plasma immunizzato può essere considerato la prima tappa di una staffetta terapeutica,  la seconda è l’H-Ig. Mentre il plasma immunizzato richiede una manipolazione minima (lo screening per gli agenti patogeni trasmissibili e l’inattivazione degli agenti patogeni sono i principali processi impiegati), l’H-Ig è un prodotto farmaceutico standardizzato, realizzato con la frazione anticorpale purificata. Come tale, richiede un completo sviluppo clinico prima dell’approvazione. “Un modo di pensare a questo proposito è che il plasma convalescente è il materiale di partenza”, dice Julie Kim, presidente della business unit di Takeda per le terapie derivate dal plasma. Ma il prodotto finale si differenzia dal plasma convalescente per la sua purezza e la sua composizione: H-Ig contiene principalmente la frazione anticorpale dell’immunoglobulina G del plasma donato, mentre il plasma convalescente contiene tutto il fluido sanguigno meno la frazione cellulare. L’H-Ig è quindi più concentrato e più potente del plasma convalescente. “È consistente, è scalabile, è affidabile, può essere spedito in tutto il mondo”, dice Kim. Takeda di Tokyo e CSL Behring hanno fondato la CoVIg-19 Plasma Alliance per accelerare lo sviluppo di un unico prodotto H-Ig per COVID-19. A loro si sono aggiunte altre quattro aziende produttrici di sangue: Biotest, con sede a Dreieich, Germania; Bio Products Laboratory, di Elstree, Regno Unito; Les Ulis, Francia, LFB; e Lachen, Svizzera, Octapharma. Anche Microsoft sostiene l’iniziativa e ha sviluppato il Bot CoVIg-19, uno strumento di autoscreening per i potenziali donatori per valutare la loro idoneità e per individuare il centro di raccolta del plasma più vicino.

Altre aziende stanno sviluppando altri prodotti, tra cui Grifols, con sede a Barcellona, che produrrà un prodotto H-Ig presso il suo stabilimento di Clayton, North Carolina, e Emergent BioSolutions, che sta sviluppando sia un prodotto umano H-Ig, COVID-HIG, sia un prodotto a base di anticorpi equini, sviluppato a partire dal plasma di cavalli immunizzati con SARS-CoV-2.

Non c’è, ovviamente, uno scambio perfetto tra il plasma convalescente e l’H-Ig; il loro uso si sovrapporrà inevitabilmente, anche se si renderanno disponibili in tempi diversi. “Crediamo assolutamente che ci sia spazio per entrambi”. Il plasma convalescente ha più immediatezza. La nostra ha bisogno di tempo per produrre”, dice Bill Mezzanotte, responsabile della ricerca e sviluppo del CSL Behring. Prima della formazione dell’alleanza, Takeda aveva puntato ad avere H-Ig disponibile in 9-18 mesi, dice Kim. “Con l’alleanza, speriamo di batterlo”.

Sono in corso anche gli sforzi per sviluppare prodotti ricombinanti H-Ig-like. La più avanzata è SAb Biotherapeutics, che sta collaborando con CSL Behring e BARDA per sviluppare SAB-185, un cocktail di anticorpi umani policlonali ottenuti dal plasma di bovini transgenici immunizzati con la proteina spike SARS-CoV-2. La piattaforma, che prevede l’introduzione del complemento completo di geni di anticorpi umani su un cromosoma artificiale, ha trascorso due decenni di sviluppo. “Abbiamo ‘bovinizzato’ porzioni dei geni degli anticorpi umani”, dice Eddie Sullivan, CEO e co-fondatore della SAB. La sequenza di aminoacidi degli anticorpi risultanti è ancora completamente umana, ma i geni contengono elementi regolatori bovini che ottimizzano la loro espressione nelle plasmacellule bovine. L’azienda sta seguendo un percorso di regolazione ibrida originariamente aperto più di dieci anni fa da Revo Biologics (ex GTC Biotherapeutics) per la produzione di Atryn (antitrombina umana ricombinante) nel latte di capre transgeniche. Coinvolge il Centro di Medicina Veterinaria della FDA (CVM) e il suo Centro per la Valutazione e la Ricerca Biologica. “Il CVM esamina la piattaforma animale; il CBER regola il prodotto anticorpale stesso”, dice Sullivan.

SAb ha già dimostrato la fattibilità dell’approccio con un diverso cocktail di anticorpi, SAB-301, diretto contro la proteina spike di un altro coronavirus letale, il coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV). In uno studio di fase 1 controllato con placebo in 38 volontari sani, SAB-301 ha dimostrato un profilo di sicurezza simile al placebo e, cosa importante, coloro che hanno ricevuto il cocktail non hanno sviluppato una risposta anticorpale contro nessuno dei suoi componenti, dice Sullivan. La preparazione finale dell’anticorpo è altamente purificata per ridurre al minimo la presenza di qualsiasi materiale bovino. Quando è completamente funzionante, il processo di produzione è altamente efficiente. “Stiamo iperimmunizzando gli animali in modo da sviluppare titoli anticorpali molto alti per il virus”, dice Sullivan. Gli animali completamente cresciuti – che sono tutti cloni dello stesso genotipo – producono fino a 45 litri al mese e producono fino a 25 grammi di anticorpi per litro. “Questo è un sistema molto scalabile”, dice Sullivan. SAb produce “qualche centinaio” di animali quest’anno. Una volta che saranno cresciuti a sufficienza, sarà in grado di iniziare a scalare la produzione di SAB-185, sempre che si dimostri sicura ed efficace. SAb prevede di iniziare le prove entro l’inizio dell’estate.

GigaGen, che è supportato da Grifols, è un arrivo più recente, e il suo sistema di produzione di immunoglobuline policlonali ricombinanti a base cellulare è in una fase di sviluppo più precoce. Si tratta di catturare su una piattaforma microfluidica le popolazioni complete di cellule B da cinque a dieci persone che hanno recuperato COVID-19 e montato una robusta risposta immunitaria al virus. I geni associati che codificano gli anticorpi vengono poi trasferiti in una linea cellulare di mammiferi. Il pool policlonale di cellule produttrici di anticorpi che ne risulta viene coltivato in massa, dando origine ad un prodotto molto vario e potente contenente molte migliaia di immunoglobuline policlonali. “Stiamo ricreando il loro intero repertorio”, afferma David Johnson, CEO e co-fondatore di GigaGen. “Non facciamo alcuna scommessa su quale sia il miglior epitopo – o il miglior meccanismo di azione”, dice. “È davvero difficile sapere quali sono i fattori particolari che hanno portato alla guarigione di qualcuno”.

La pandemia COVID-19 ha accelerato i piani di GigaGen per entrare in studi clinici, ma deve iniziare a produrre lotti in condizioni di buone pratiche di produzione (GMP) prima di poter presentare un’applicazione di Investigational New Drug. “Il nostro più grande collo di bottiglia è trovare un sito di produzione”, dice Johnson. Spera di assicurarsi uno spazio durante l’estate e mira a raggiungere la clinica alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

Per la stragrande maggioranza delle molte migliaia di persone che sono già morte a causa di COVID-19 o che hanno subito gravi malattie che avranno conseguenze a lungo termine, tutti questi interventi arrivano troppo tardi. C’è un inevitabile ritardo tra l’insorgenza di una pandemia e la capacità di risposta della comunità clinica e delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche. Ma lo sforzo globale per respingere la SARS-CoV-2 dovrà continuare ancora per un certo tempo.

“La gente deve riconoscere quando la prima ondata è finita, probabilmente siamo arrivati solo a circa la metà dei decessi”, dice Joyner. I medici che curano i pazienti hanno poca scelta se non quella di utilizzare i migliori interventi disponibili in un dato momento. “In questo tipo di situazioni, il nemico del bene è meglio”, dice. Ma man mano che ci addentriamo nella pandemia, la base di prove a sostegno dell’utilità clinica di questi interventi migliorerà costantemente – e così, ci si augura, anche gli esiti.

L’articolo originale in lingua inglese è disponibile sulla rivista scientifica Nature Biotechnology.

Tutti i progetti di ricerca dovrebbero vedersi riconoscere una proroga temporale. E' inoltre essenziale garantire ai giovani ricercatori una sorta di salario ponte per la durata dell'estensione del progetto di ricerca". Lo afferma Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Telethon, in una intervista sul Sole 24 Ore.

Le proposte di “Ricostruire”, il piano per la ripartenza nato dalla Società Civile, pubblicato recentemente sul Sole24ore sono:

  • “Garantire ai giovani ricercatori non strutturati un salario ponte per l’estensione del loro progetto di ricerca che dovrà prolungarsi a causa del lockdown”.
  • ”Prevedere l’esenzione dell’IVA o una sua riduzione per le apparecchiature e i reagenti”.
  • “Rivedere gli incentivi fiscali per le donazioni alla ricerca implementando il credito di imposta”.